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 |  |  | Pro:
 | Immediato e casinista |
 | Ottima track list |
 | Fantastico in multiplayer |
 | Tante opzioni e modalità | Contro:
 | Tecnicamente povero |
 | Per molti ma non per tutti |
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 |  |  | Un gran gioco musicale, senza dubbio il migliore fra quelli con periferica sul mercato PAL. Dategli una possibilità e non ve ne staccherete più! Unici problemi: il costo e lo spazio richiesto.
| | 8.5 |  |
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   |  |  |  |  |  |  | | Se avete a disposizione due pedane potete sfruttarle anche da soli grazie alla modalità Double, che vi conduce da un tappetino all’altro. |  |  |  |  |
  |  |  |  |  |  |  | | La modalità Allenamento ci permette di controllare le calorie consumate in ogni sezione. |  |  |  |  |
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Dancing Stage Megamix |
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| Casa: Konami | Sviluppatore: KTYO | Giocatori: 1-2 |
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[14/07/2003] Finalmente un Bemani per PlayStation 2 anche in Italia! Recuperate un tappetino da ballo e scatenatevi come dei pazzi. |
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  |  |  |  |  |  |  | | Indipendentemente dal livello di difficoltà, ci sono canzoni più lente e facili, e canzoni più veloci e difficili, occhio ai BPM! |  |  |  |  |
"Finiamo di mettere le mani avanti, e cominciamo a tessere le lodi del gioco" |
Il termine Bemani sta a indicare i giochi musicali dotati di controller dedicato e prodotti da Konami. Non a caso il nome deriva da Beat Mania, titolo del Rhythm Game di grande successo prodotto da KCET, capace di creare praticamente da solo un nuovo genere videoludico. Dancing Stage, già visto da noi grazie alle diverse (e non del tutto riuscite) incarnazioni PAL per PSone, rappresenta l’occidentalizzazione di Dance Dance Revolution, titolo giunto nelle sale giochi nipponiche poco dopo il capostipite dei Bemani.
Il sistema di controllo si basa su una pedana con quattro tasti che riproducono una sorta di croce direzionale. Seguendo le indicazioni a schermo, bisogna premere coi piedi i tasti giusti al momento giusto. Ogni volta che una freccia raggiunge la parte alta dello schermo e va a combaciare con quella vuota che si trova lì, bisogna premere la freccia corrispondente sul controller. Il livello di difficoltà e il susseguirsi delle mosse da eseguire sono ovviamente calibrati tenendo conto che l’utente giochi con l’apposito controller, tanto che affrontare Dancing Stage Megamix con un pad risulta troppo facile e noioso. Questo, oltre alla necessità di possedere comunque una minima coordinazione motoria e un certo senso del ritmo, limita senza dubbio il numero di persone che vorranno acquistare il gioco. Il tappetino importato ufficialmente da SCEA, pur senza essere troppo costoso, rappresenta oltretutto una spesa supplementare che alcuni potrebbero non essere disposti ad affrontare, specie tenendo conto del fatto che in Italia sono pochissimi i titoli a supportarlo (mentre in Giappone il continuo ricambio giustifica maggiormente l’acquisto della periferica). Se poi si volesse sfruttare la modalità Double o il multiplayer, bisognerebbe comprarne due...
Finiamo di mettere le mani avanti, specificando che la realizzazione tecnica, per quanto accessoria, si presenta ai minimi storici, e cominciamo a tessere le lodi del gioco. Innanzitutto, bisogna fare un plauso alla scelta delle canzoni: gli appassionati che erano giustamente rimasti delusi per la track list di Dancing Stage Euromix saranno certo più soddisfatti. Da una parte abbiamo firme molto famose, comprendenti anche Kylie Minogue e i The Cure, che si adattano molto meglio al gioco rispetto agli scempi dell’edizione PSone. Dall’altra troviamo un’ampia serie di canzoni disco di origine nipponica, tamarrissime ma assolutamente perfette in termini di gioco.
A questo si aggiungono la solita marea di opzioni, dal training completamente personalizzabile, all’editor per crearsi i passi, alle canzoni da sbloccare, e la novità del blocco freccia. Quest’ultima non è veramente una novità per chi segue il mercato nipponico, ma rappresenta una ventata di aria fresca per noi poveri utenti PAL: oltre alle normali mosse, spesso dovrete mantenere la pressione di un tasto per alcuni secondi, magari mentre con l’altro piede proseguite nelle combo. Un’idea semplice, ma che riesce a variare parecchio la giocabilità mettendo in crisi il giocatore con cambi di ritmo inattesi e combinazioni ardite.
Volendo tirare le somme possiamo dire che Dancing Stage Megamix è un ottimo gioco: invece di limitarsi a essere una conversione diretta, pesca a piene mani dalle varie uscite nipponiche, aggiungendovi del suo e cercando di risultare commestibile per i diversi gusti occidentali. I nostri palati fini hanno apprezzato a dovere, ma sapranno farlo tutti?
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Per commenti, informazioni e suggerimenti, manda una mail a admin@gamesradar.it. |
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A proposito...
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 | Immediato e casinista |
 | Ottima track list |
 | Fantastico in multiplayer |
 | Tante opzioni e modalità | Contro:
 | Tecnicamente povero |
 | Per molti ma non per tutti |
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 |  |  | Un gran gioco musicale, senza dubbio il migliore fra quelli con periferica sul mercato PAL. Dategli una possibilità e non ve ne staccherete più! Unici problemi: il costo e lo spazio richiesto.
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  |  |  |  |  |  |  | | La modalità Allenamento ci permette di controllare le calorie consumate in ogni sezione. |  |  |  |  |
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Dancing Stage Megamix |
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| Casa: Konami | Sviluppatore: KTYO | Giocatori: 1-2 |
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[14/07/2003] Finalmente un Bemani per PlayStation 2 anche in Italia! Recuperate un tappetino da ballo e scatenatevi come dei pazzi. |
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"Finiamo di mettere le mani avanti, e cominciamo a tessere le lodi del gioco" |
Il termine Bemani sta a indicare i giochi musicali dotati di controller dedicato e prodotti da Konami. Non a caso il nome deriva da Beat Mania, titolo del Rhythm Game di grande successo prodotto da KCET, capace di creare praticamente da solo un nuovo genere videoludico. Dancing Stage, già visto da noi grazie alle diverse (e non del tutto riuscite) incarnazioni PAL per PSone, rappresenta l’occidentalizzazione di Dance Dance Revolution, titolo giunto nelle sale giochi nipponiche poco dopo il capostipite dei Bemani.
Il sistema di controllo si basa su una pedana con quattro tasti che riproducono una sorta di croce direzionale. Seguendo le indicazioni a schermo, bisogna premere coi piedi i tasti giusti al momento giusto. Ogni volta che una freccia raggiunge la parte alta dello schermo e va a combaciare con quella vuota che si trova lì, bisogna premere la freccia corrispondente sul controller. Il livello di difficoltà e il susseguirsi delle mosse da eseguire sono ovviamente calibrati tenendo conto che l’utente giochi con l’apposito controller, tanto che affrontare Dancing Stage Megamix con un pad risulta troppo facile e noioso. Questo, oltre alla necessità di possedere comunque una minima coordinazione motoria e un certo senso del ritmo, limita senza dubbio il numero di persone che vorranno acquistare il gioco. Il tappetino importato ufficialmente da SCEA, pur senza essere troppo costoso, rappresenta oltretutto una spesa supplementare che alcuni potrebbero non essere disposti ad affrontare, specie tenendo conto del fatto che in Italia sono pochissimi i titoli a supportarlo (mentre in Giappone il continuo ricambio giustifica maggiormente l’acquisto della periferica). Se poi si volesse sfruttare la modalità Double o il multiplayer, bisognerebbe comprarne due...
Finiamo di mettere le mani avanti, specificando che la realizzazione tecnica, per quanto accessoria, si presenta ai minimi storici, e cominciamo a tessere le lodi del gioco. Innanzitutto, bisogna fare un plauso alla scelta delle canzoni: gli appassionati che erano giustamente rimasti delusi per la track list di Dancing Stage Euromix saranno certo più soddisfatti. Da una parte abbiamo firme molto famose, comprendenti anche Kylie Minogue e i The Cure, che si adattano molto meglio al gioco rispetto agli scempi dell’edizione PSone. Dall’altra troviamo un’ampia serie di canzoni disco di origine nipponica, tamarrissime ma assolutamente perfette in termini di gioco.
A questo si aggiungono la solita marea di opzioni, dal training completamente personalizzabile, all’editor per crearsi i passi, alle canzoni da sbloccare, e la novità del blocco freccia. Quest’ultima non è veramente una novità per chi segue il mercato nipponico, ma rappresenta una ventata di aria fresca per noi poveri utenti PAL: oltre alle normali mosse, spesso dovrete mantenere la pressione di un tasto per alcuni secondi, magari mentre con l’altro piede proseguite nelle combo. Un’idea semplice, ma che riesce a variare parecchio la giocabilità mettendo in crisi il giocatore con cambi di ritmo inattesi e combinazioni ardite.
Volendo tirare le somme possiamo dire che Dancing Stage Megamix è un ottimo gioco: invece di limitarsi a essere una conversione diretta, pesca a piene mani dalle varie uscite nipponiche, aggiungendovi del suo e cercando di risultare commestibile per i diversi gusti occidentali. I nostri palati fini hanno apprezzato a dovere, ma sapranno farlo tutti?
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